La Sagrestia - Chiesa Madre Naro

 Chiesa Madre - S. Francesco - S. Agostino
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La Sagrestia

La Storia
 
L'arredo di sagrestia, proveniente dal vecchio Duomo, è opera del 1725 dei maestri Gabriele Terranova e Giuseppe Cardilicchia ai tempi in cui il priore di Naro era padre Francesco Parisi. L'arredo è un classico "casserizzo" siciliano scandito da una serie di colonnine tortili dette alla salamona dal famoso architetto Giovanni Biagio Amico perché pare che per la prima volta fossero state utilizzate nel tempio di Salomone. Sotto le colonnine vi sono delle aquile che ghermiscono delle prede fra le zampe. Nella parte superiore vi è una lunga balaustra interrotta da undici medaglioni nei quali sono scolpiti momenti della vita di San Giuseppe, sopra la balaustra otto figure a mezzo busto. In alto, al centro di ciascuna parete si aprono tre edicole occupate da una crocifisso ligneo e da due statuette in alabastro una raffigurante l'immacolata e l'altra San Giuseppe.
La fondazione della chiesa e del collegio della Compagnia di Gesù viene attribuita a don Antonino Lucchesi, per opera del P. Gaspare Paraninfo da Naro, religioso del medesimo ordine, nel 1619 con il contributo economico anche delle famiglie Gaetani e Bandino, nonché del Comune di Naro, come testimonia l'atto delle diverse donazioni, redatto dal notaio Vincenzo Pagliaro da Naro, ottobre 1619, conservato nell'archivio di stato di Palermo ed accettato dal Rev.do P. Don Panfilio Lambertenghi, Provinciale dei Gesuiti, per istituire e fondare in Naro un collegio di studi diretto dai Padri Gesuiti e secondo il loro metodo, in uno spazio enorme al centro della città, lungo un asse longitudinale, dove le famiglie nobili edificano i loro palazzi, realizzando nel tempo una vera e propria strada, la via Maestra o dei Monasteri, odierna via Dante Alighieri.
In detto collegio venne fondata, infatti, una famosa scuola, florida per più di un secolo, dove si teneva un corso di studi completo per avviare la gioventù, proveniente anche da altre città, ai corsi universitari degli insegnamenti di teologia, grammatica, retorica e filosofia, con una folta schiera di letterati, tanto da essere paragonata per importanza all'Università di Catania, unica allora in Sicilia.
Uno degli alunni più illustri fu Bonaventura Attardi, famoso autore del libro Monachesimo in Sicilia, come viene attestato da documenti esistenti presso la Curia Vescovile e l'Archivio di Stato di Agrigento.
Fu mantenuta in attività fino al 1863, quando fu chiusa per ordine del Ministero della Pubblica Istruzione del regno d'Italia!
La chiesa, dopo la chiusura del Vecchio Duomo, prese il titolo di chiesa Madre. Subì varie modifiche nel 1702, nel 1734 e nel 1763
Agli inizi del novecento la facciata fu rifatta ad opera di Francesco Valenti, che la divise in due ordini, mantenendo l'antico portale, mentre sostituì i due ingressi laterali con due piccole finestre, il rifacimento del finestrone con il balconcino e le finestre laterali dell'ordine superiore.
Originale è la parte superiore del campanile L'interno è ad impianto longitudinale, simmetrico con transetto e finta cupola. Internamente fu intonacato con ricchi stucchi e pregevoli decorazioni ad opera del rettore P. Carlo Baldone da Naro nel 1734.
Vi si conservano molte opere provenienti dal Vecchio Duomo: Il fonte battesimale, recante la data del 1484, di Nardo da Crapanzano; la Statua in marmo della Madonna della Catena, opera iniziata nel 1534 da Antonello Gagini, ma finita dal figlio Giacomo nel 1543; una Madonna col Bambino detta della Pace, del secolo XIV, di pregevole fattura, di bottega Gaginesca; un Crocifisso nell'atto di spirare di P. Domenico Di Miceli; diverse tele del Provenzani, fra cui spicca l'Annunciazione (1780), opera che risente dell'influenza del suo maestro Vito D'Anna e resta una delle opere più riuscite dell'artista, (proveniente dal monastero delle Nunziatine o Badia Piccola, per cura dell'arciprete Don Silvestro Cassarino, fu collocata nella chiesa Madre nel 1785, quando la Chiesa ed il Collegio dei Gesuiti furono concessi alle monache benedettine della SS. Annunziata); una Sacra Famiglia, gruppo in marmo di scuola gaginesca. In sacrestia sontuoso "Cascerizzo" del 1725, realizzato dai maestri agrigentini Gabriele Terranova e Giuseppe Cardillicchia.
A destra della chiesa, il Collegio che si articolava intorno ad un ampio chiosco con porticato, del quale oggi rimane soltanto un lato originario ed uno rifatto, con demolizione delle crociere originarie.
Il portale d'ingresso riccamente intagliato nella pietra arenaria, assume particolare rilievo per la forma architettonica e la decorazione.
Fu in parte abbattuto il paramento murario negli anni 50", per far posto ad un plesso scolastico ed all'ufficio collocamento.
 
 
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